Una nuova speranza si sta aprendo nella lotta alla malattia di Alzheimer, la principale causa di demenza che colpisce oggi 25 milioni di persone in tutto il mondo, una cifra che, secondo le previsioni, è destinata a quadruplicare entro il 2050.

La ricerca di base ha chiarito i meccanismi che determinano l'accumulo cerebrale di beta-amiloide, la proteina che svolge un ruolo di primo piano nel processo neurodegenerativo. È ormai chiaro che l'accumulo di amiloide inizia anni o addirittura decenni prima che la demenza si manifesti clinicamente. Recentemente è diventato possibile rilevare l'accumulo di beta-amiloide nel cervello mediante tecniche di tomografia a emissione di positroni (PET, Positron Emission Tomograpy) e misurarne la concentrazione alterata nel liquido cerebrospinale mediante puntura lombare. Grazie all'uso di questi nuovi strumenti, nonché attraverso lo studio del metabolismo cerebrale mediante PET e delle connettività neuronale mediante RM, è ora possibile prevedere quali siano gli individui a rischio di demenza prima della comparsa dei segni clinici, quando la funzione cognitiva è ancora normale o quando è stato rilevato soltanto un lieve deterioramento cognitivo mediante test neuropsicologici dettagliati.

La grande speranza è quella di poter prevenire la comparsa della demenza, considerato che gli studi clinici finora condotti hanno dimostrato che è forse troppo tardi iniziare il trattamento con farmaci anti-amiloide nei pazienti dementi, quando i neuroni e le sinapsi sono stati ormai perduti.

Attualmente sono in corso nuovi studi in pazienti in stadio preclinico o prodromico condotti con farmaci volti a ridurre la produzione di beta-amiloide o con anticorpi in grado di determinarne la rimozione dal tessuto cerebrale; altre strategie tengono conto delle evidenze epidemiologiche relative al ruolo protettivo di stili di vita sani, come la dieta mediterranea e l'attività fisica, nel contrastare i meccanismi coinvolti nel danno vascolare, nello stress ossidativo e nella neuroinfiammazione associati alla tossicità della beta-amiloide. Sono inoltre in corso prove di stimolazione cognitiva, magnetica ed elettrica del cervello, che offrono risultati promettenti.

Nel loro insieme, questi meccanismi e queste prospettive saranno esplorati a fondo in occasione del Simposio internazionale organizzato dal Centro di Neuroscienze di Milano (NeuroMI), in collaborazione con centri accademici e di ricerca del territorio milanese, con lezioni tenute da massimi esperti internazionali in questi campi.

Il Centro di Neuroscienze di Milano (www.neuromi.it) è stato fondato nel 2014 dall'Università di Milano-Bicocca e si avvale della competenza di oltre 300 neuroscienziati del territorio milanese al fine di promuovere la collaborazione, attraverso un approccio multidisciplinare, nella scoperta dei meccanismi alla base delle funzioni e dei disturbi cerebrali.

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